Più che una recensione, preferisco definire ciò che sto per raccontarvi come l’esperienza maturata fino ad oggi nelle Terre Proibite di Monster Hunter: Wilds - una sorta di diario del cacciatore. Come sempre, prima di iniziare, trovo giusto fare una panoramica su ciò che è accaduto dal lancio del gioco e su come questo sia riuscito a conquistare simultaneamente più di un milione di giocatori su Steam nelle prime ventiquattro ore. Persino molti dipendenti di Pocketpair (Palworld) hanno lasciato intendere che il 28 febbraio non si sarebbero sentiti molto bene, costringendo l’azienda a dichiarare ufficialmente un giorno di ferie.
Monster Hunter: Wilds è già uno dei più grandi successi di Capcom: in soli tre giorni ha venduto oltre otto milioni di copie su PS5, Xbox Series X/S e PC (https://www.capcom.co.jp/ir/english/news/html/e250304.html). Per fare un confronto, il precedente capitolo, Monster Hunter: World, ha impiegato circa tre mesi per raggiungere lo stesso traguardo. Assurdo pensare che, fino a un decennio fa, questo franchise fosse considerato un fenomeno prevalentemente giapponese. Basti pensare a Monster Hunter Freedom Unite, che si diffuse grazie al successo della PSP di Sony e al suo supporto per il multiplayer locale, spingendo Capcom a rilasciare contenuti esclusivi per il mercato orientale e lasciando i fan occidentali in attesa.
L’espansione globale di Monster Hunter è certamente legata alla riorganizzazione interna di Capcom avvenuta nel 2016, che portò alla ricerca di una nuova strategia per sviluppare giochi pensati per un pubblico mondiale. Un altro fattore chiave è stato il passaggio al RE Engine, che però, nel caso specifico di Wilds, non ha portato solo benefici: l’ottimizzazione su PC e console è stata oggetto di numerose critiche da parte dei giocatori, a causa di cali di frame rate e, in alcuni casi, crash del client.
Sebbene Capcom abbia cercato di porre rimedio al problema, almeno su PC, pubblicando un post con possibili soluzioni ai disagi citati poco sopra, sappiate che sono in arrivo nuovi aggiornamenti con lo stesso obiettivo. Insomma, bisogna attendere ancora qualche giorno.
Dopo questa lunghissima premessa, che forse avrebbe meritato un articolo a sé, posso finalmente raccontarvi quanto io stia ancora apprezzando Monster Hunter: Wilds.
Pur sembrando superfluo doverlo specificare, è opportuno chiarire che l’essenza del franchise è rimasta intatta: la famosa 'ripetitività' di cui molti si lamentano, forse senza conoscere a fondo questo specifico mondo virtuale fatto di studio dell’equipaggiamento, raccolta di materiali e caccia, in un ciclo continuo. Ciò che cambia, però, è il modo in cui questo ciclo viene ora proposto, con migliorie pensate per andare incontro a un pubblico più ampio, compreso chi potrebbe voler iniziare proprio da Wilds.
Io, membro della Gilda dei cacciatori, sono stato chiamato a proteggere Nata, un ragazzino scampato al violentissimo Spettro Bianco, e ad aiutarlo a ritrovare il suo villaggio e l’antico popolo dei Custodi. Esplorando le Terre Proibite, mi sono inevitabilmente ritrovato coinvolto in situazioni ben più complesse. Ciò che però mi ha entusiasmato maggiormente, nel corso della narrazione di Monster Hunter: Wilds, è stato scoprire popoli e culture diverse laddove si pensava che non ce ne fossero. Unire le comunità, ognuna con il proprio modo di vedere la vita e il mondo circostante, è una parte chiave della trama che, in qualche modo, mi ha fatto sentire utile, sebbene non sia riuscito a legarmi particolarmente ai protagonisti di questo viaggio (anzi, qualcuno l’ho persino odiato). Ma non voglio andare oltre: lascio ancora una volta a voi il piacere di scoprirne i dettagli.
La storyline, come ben sapranno i veterani della serie, è soltanto una rampa di lancio verso il vero cuore di Monster Hunter: Wilds. Questo, infatti, si apre completamente al giocatore dopo circa una decina di ore (per chi procede lentamente come me), travolgendolo con numerosi contenuti e sfide di “High Rank”.
Mi piacerebbe dirvi che arriverete alla fine della storia preparati a ciò che vi aspetta dopo, ma non è così. Come accennavo all’inizio dell’articolo, Monster Hunter: Wilds richiede una certa pianificazione, non solo per affrontare i mostri più temibili, ma soprattutto per costruire una build efficace. Questa è strettamente legata all’equipaggiamento del giocatore, composto da set di armature, armi, abilità, oggetti consumabili e persino elementi ambientali. E diciamocelo pure: l’interfaccia di gioco non sempre aiuta a districarsi tra la miriade di informazioni e statistiche da tenere sott’occhio, specialmente quando si tratta di creare e migliorare l’equipaggiamento. Ciononostante, con il tempo ci si abitua, così come si prende dimestichezza con le armi che utilizzerete durante le vostre cacce. Badate bene, parlo al plurale perché in Wilds avete la possibilità di portare con voi due set di armi. Io, ad esempio, ho scelto le doppie lame e l’arco, e per comprendere bene il comportamento di entrambe le armi mi ci sono volute svariate ore.
In questo nuovo capitolo della serie è possibile, oltre alle normali combinazioni di attacco, infliggere ferite alla preda in modo da provocare maggiori danni e ricavare materiali extra da utilizzare nel crafting. Non solo: ci sono anche gli attacchi furtivi, gli "Scontri di Potenza", gli "Attacchi Offset", che regalano una certa varietà agli scontri, senza considerare la moltitudine di oggetti offensivi consumabili che si possono scagliare contro i mostri. Inoltre è possibile attivare particolari insetti in grado, ad esempio, di stordire o paralizzare l'avversario, o addirittura far crollare elementi ambientali sulla testa del malcapitato di turno.
Avere la libertà di muovermi e agire liberamente nelle vaste aree di Monster Hunter: Wilds mi ha dato anche la possibilità di studiare bene il comportamento dei miei obiettivi: comprendere i loro attacchi, dove riposano, cosa cacciano, quando è possibile catturarli (anziché ucciderli) con una trappola elettrificata e delle efficaci bombe soporifere.
Il mondo di gioco vive e si muove indipendentemente dalle mie azioni, e la bellezza dei suoi paesaggi, la varietà dei biomi e delle stagioni che passano con tanto di meteo dinamico, mi affascina ed al contempo mi ricorda, come nella realtà, quanto io sia piccolo rispetto a tutto ciò. Mi ritrovo così a vagare nella giungla o nelle altissime dune del deserto, scorgendo in lontananza branchi di animali spostarsi da un luogo all’altro alla ricerca di cibo o frescura.
Talvolta, come un fulmine a ciel sereno, questa quiete viene interrotta dall’irruenza di un grosso predatore che, per nutrirsi o difendere il proprio territorio, getta nel caos tutto e tutti. E io rimango lì, come un semplice spettatore, ad ammirare questa sorta di National Geographic preistorico, lasciando che la natura, seppur virtuale, faccia il suo corso senza interferenze.
Passare da un ecosistema a un altro senza interruzioni è ancora più semplice in Wilds grazie al fidato “Seikret”, un grosso pennuto che funge da cavalcatura, capace di correre e arrampicarsi in luoghi impervi quanto meravigliosi. Un’aggiunta che ricorda quanta cura sia stata riposta anche nel level design delle macro aree di gioco, che si estendono soprattutto in verticale. Sebbene i Seikret consentano anche di fuggire da eventuali pericoli improvvisi, la loro utilità principale consiste nel fornire (su richiesta) il secondo set di armi o le provviste della missione (oggetti consumabili come pozioni, razioni o baccelli), nonché muoversi in totale autonomia verso l’obiettivo della missione o qualsiasi altro punto indicato sulla mappa dal giocatore.
Questa facilitazione negli spostamenti, permettetemi di dire, consente di concentrarsi sulla raccolta delle risorse grazie all’uso del rampino in movimento. È evidente come uno degli obiettivi degli sviluppatori sia stato quello di ridurre i tempi morti dei precedenti capitoli: ciò si evince dalla necessità di tornare all’accampamento solo per rivedere il proprio equipaggiamento o acquistare/scambiare materiali con i vendor NPC. Persino la preparazione del cibo, utile per ottenere bonus in battaglia, un tempo svolta da un gruppo di Felyne cuochi, ora è relegata al fornelletto da campo portatile; ovunque vi troviate, potete cucinare del cibo squisito con gli ingredienti che preferite. Impossibile saltare quelle cutscene, se siete dei golosi come il sottoscritto.
Anche le missioni si attivano automaticamente dopo aver inflitto un certo numero di danni al mostro, permettendovi successivamente di sparare un razzo SOS e far convergere in soccorso fino a tre cacciatori guidati dalla CPU, nel caso in cui quelli umani non rispondano alla chiamata.
Monster Hunter: Wilds non è esente da problemi tecnici: con la mia attuale configurazione PC, ho avuto qualche sporadico calo di framerate, ma nel complesso le ore passate a girovagare e cacciare mostri nei vari biomi sono state straordinarie. Comprendere come muovermi in previsione dei mostri High Rank e dei contenuti ed eventi futuri già annunciati da Capcom è difficile, ma sono determinato e motivato a studiare meglio il mio equipaggiamento, nonché quello del mio immancabile compagno Felyne, che ho voluto chiamare “Tobi”.
Mi sento di dirvi che, per quanto possa sembrare scoraggiante inizialmente avere a che fare con tante informazioni ed un’interfaccia non proprio chiara in un mondo dove qualsiasi cosa ha intenzione di divorarvi in pochi istanti, Monster Hunter: Wilds può essere tranquillamente un punto di partenza per tutti coloro che aspirano a diventare nuovi cacciatori provetti. Se ne avete la possibilità, unitevi a una squadra di amici online, perché insieme l’avventura è più avvincente e spesso le risate sono assicurate.