Scrivere di S.T.A.L.K.E.R. 2: Heart of Chornobyl non è un’impresa semplice. Durante le mie sessioni live di questo titolo, firmato GSC Game World, ho avuto numerose occasioni di confronto con altri giocatori su diverse tematiche, tra cui quelle legate all’ambiente di sviluppo.
Per chi non conoscesse la travagliata storia di S.T.A.L.K.E.R. 2, basti sapere che il gioco fu annunciato nel 2012, poi abbandonato e ripreso nel 2018. In quella fase lo studio mise da parte il motore proprietario X-Ray Engine per adottare una tecnologia più moderna, l’Unreal Engine.
Inizialmente prevista per la fine del 2022, l’uscita del gioco fu nuovamente rimandata a causa dello scoppio della guerra in Ucraina. Gli sviluppatori furono costretti a trasferirsi a Praga per continuare il lavoro, affrontando molte difficoltà e ulteriori ritardi. Tragicamente, uno dei membri del team perse la vita sul campo di battaglia, arruolandosi nell’esercito ucraino.
Dunque, la domanda che mi sono posto in queste settimane è se, in qualche modo, il risultato finale del loro sforzo sia giustificato dalle loro vicissitudini.
Non vi nego che questo sentimento di vicinanza a GSC Game World abbia certamente influito sul mio modo di vedere l’acquisto di S.T.A.L.K.E.R. 2 come un incentivo alla loro resilienza. Non si tratta di politica (di cui non mi occupo, cerco di tenerla lontana da questo mondo), ma piuttosto di una sorta di pacca virtuale sulla spalla, accompagnata da un “Hey, alla fine ce l’avete fatta!”.
Giocando a S.T.A.L.K.E.R. 2, scopro che non è indispensabile aver affrontato i capitoli precedenti per godersi l’esperienza, anche se non mancano chiari riferimenti al passato. Il mio consiglio, quindi, è di non avere il timore di iniziare proprio da questo capitolo.
Prima di raccontarvi la lore del gioco in questione, è necessario fare un accenno a quella che viene definita la “Zona”: la regione colpita da un secondo incidente nucleare a Chornobyl nel 2006. L’esplosione di un reattore ha dato origine a violenti abomini e a fenomeni estremamente pericolosi, comunemente chiamati “anomalie” dagli Stalker.
Ed è qui che facciamo la conoscenza del protagonista, Skif (fa sorridere, vero?), la cui storia ruota attorno a un reperto in grado di mantenere attive le sue proprietà anche al di fuori della Zona, a patto di essere ricaricato attraverso un apposito scanner. E indovinate un po’? Skif, per guadagnare un bel gruzzoletto con quel reperto che gli ha letteralmente distrutto casa, decide di entrare nella Zona per ricaricarlo. Ma le cose non vanno come previsto: viene pestato e derubato di tutto.
Da quel momento in poi, il gioco si apre nelle mani del giocatore, offrendogli la possibilità di scoprire la causa del tradimento e magari un po’ di fortuna.
Ammetto di aver affrontato S.T.A.L.K.E.R. 2, almeno inizialmente, con una mentalità prettamente da sparatutto in prima persona: un madornale errore. Tutto ciò che vive all’interno della Zona è “programmato” per far sì che ogni azione venga ponderata attentamente prima di essere compiuta. Esplorazione e sopravvivenza si muovono costantemente a braccetto, rendendo fondamentale agire con estrema circospezione. Malgrado non sia raro incontrare svariate tipologie di creature mutate che scorrazzano liberamente per la mappa, il nemico più pericoloso e imprevedibile, dal mio punto di vista, rimane l’uomo. Gli Stalker, infatti, si muovono in gruppi e si scontrano con fazioni rivali o con noi, nel caso in cui abbiamo pestato i piedi ai loro capi.
Già, perché ogni scelta compiuta nella Zona porta a conseguenze che spesso si pagano con il sangue. Del resto, l’acronimo S.T.A.L.K.E.R. parla da sé: sciacalli, trasgressori, avventurieri, solitari, assassini, esploratori e rapinatori. Trovare una mano amica disposta ad aiutarci è davvero raro.
Tutto ciò è reso possibile da un sistema chiamato “A-life 2.0”, grazie al quale gli NPC agiscono e si comportano in modo naturale, interagendo tra loro. Questo restituisce al giocatore una marcata sensazione di non essere mai davvero solo nei sessanta chilometri quadrati di mappa creati dagli sviluppatori, dove nulla è generato proceduralmente.
Quando vi accennavo alla componente survival di S.T.A.L.K.E.R. 2, mi riferivo anche al fatto che Skif non può migliorare le proprie abilità. Non esiste una progressione del personaggio come siamo abituati a concepirla; la sua sopravvivenza dipende esclusivamente da semplici fattori come equipaggiamento, cibo e cure.
Per essere autosufficienti nella Zona, ci sono diverse strade da percorrere: portare a termine incarichi secondari per guadagnare crediti e acquistare armi, munizioni, armature e consumabili dai vendor; eliminare senza pietà chiunque si metta sul nostro cammino; oppure, e questa è la mia preferita, attendere che due fazioni si massacrino a vicenda (o si scontrino con dei mutanti) in campo aperto e, a battaglia conclusa, saccheggiare tutto il necessario dai loro freddi corpi.
L’atmosfera che si respira in S.T.A.L.K.E.R. 2 è decisamente post-apocalittica, con architetture ferme agli anni ’80 che mi hanno riportato alla mente i miei giorni di gloria su DayZ. La maggior parte delle strutture, per lo più abbandonate, si estende anche in verticale e, in alcuni casi, perfino sottoterra, dove ci si può fare largo tra corridoi antiatomici e uffici lasciati in fretta e furia, proprio come spesso si vede nei video sulla Chernobyl reale.
Sono luoghi dal fascino immortale, resi ancora più suggestivi dal ciclo giorno/notte e da effetti atmosferici capaci di aumentarne la cupezza e l’angoscia. A questo si aggiunge la costante minaccia delle temibili “Emissioni”: eventi improvvisi in cui il cielo si tinge di rosso, costringendo a correre al riparo più vicino per evitare una morte quasi istantanea causata dalle radiazioni.
A distanza di settimane dalla sua uscita, S.T.A.L.K.E.R. 2 mi sembra più stabile dal punto di vista tecnico, grazie alle corpose patch ufficiali rilasciate, che hanno risolto i miei sporadici problemi di crash del client (versione PC) e migliorato il comportamento dell'IA, che non sempre si distingueva per ingegnosità. Gli amanti delle personalizzazioni apprezzeranno l’enorme ventaglio di mod disponibili gratuitamente su siti come Nexusmods.com, perfette per modellare l’esperienza di gioco secondo gusti specifici.
Non credevo fosse possibile rimanere così tanto affascinato dal mondo e dalle storie di S.T.A.L.K.E.R. 2, soprattutto perché negli anni ho imparato a diffidare dei trailer pre-lancio, vista la quantità di delusioni subite. Eppure, nonostante il titolo di GSC Game World non sia perfetto in ogni suo aspetto, ti inghiotte in una realtà spietata, dove la crudeltà e l’egoismo dell’uomo prevalgono persino sull’olocausto nucleare. L’unico modo per sopravvivere un giorno in più è adattarsi e diventare come loro, uno Stalker.
Concludo questo articolo con una nota importante riguardo al doppiaggio: sebbene quello in lingua inglese sia credibile, vi consiglio di provare la versione originale ucraina (con i sottotitoli in italiano). Non ve ne pentirete.